MARIO GIACOMELLI (1925-2000)
«la mia fotografia non è mai di protesta o di denuncia…non comunica fatti, ma stati d’animo, sensazioni»
Importantissimo fotografo italiano autodidatta. Dall’età di tredici anni lavora presso una tipografia e a trenta inizia a scattare fotografie scegliendo come soggetti principali la gente ed i paesaggi della natìa Senigallia.
Il 1954 è un anno importante: ha infatti inizio la sua serie di fotografie scattate nell’ospizio della sua città e intitolate Vita d’ospizio. Giacomelli conosce quel luogo fin da piccolo, quando seguiva la madre che vi lavorava, e in queste foto sembra ripercorrere la strada della memoria che gli permette di superare la tragicità di queste immagini.
I primi anni Sessanta sono caratterizzati da un’ulteriore sequenza fotografica: Non ho mani che mi accarezzino il volto, meglio conosciuta come I pretini; immagini queste realizzate nel Seminario Vescovile di Senigallia, ancora una volta Giacomelli ferma il tempo e colloca i giovani ecclesiastici in una dimensione della memoria, come sospesa, senza limiti o referenti terreni.
Bibliografia
B. Newhall, Storia della fotografia, Einaudi, 1984
Angela Madesani, Storia della fotografia, Bruno Mondadori, 2005
Curti, Dolfi Agostini, Collezionare fotografia, Contrasto, 2010

